Recensione Range Rover Evoque 2019 Podcast

RANGE ROVER EVOQUE M.Y. 2019 | Recensione EVOQUE 2019 Podcast

 

 

“La Evoque?”
E’ un’auto da donna!

 

Un sabato di maggio del 2013 andavo a un matrimonio. Ero con mia moglie, un’altra coppia di amici e un’amica della sposa che abbiamo conosciuto quel giorno e alla quale abbiamo dato un passaggio. Solite chiacchiere di circostanza: sei di Milano, dove abiti, cosa fai.. Ci ha raccontato che lavorava in un’agenzia di comunicazione e che in quel momento era su un progetto dedicato alla Range Rover Evoque. Spiegandoci i dettagli del progetto, butta lì una frase: “E’ un’auto da donna”. E a quel punto, non ricordo più come sia andata avanti la conversazione, perché nella mia testa continuava a rimbombare quell’asserzione: auto da donna, auto da donna, auto da donna.

In seguito, ogni volta che vedevo la Evoque mi tornavano in mente quelle tre parole: auto da donna. Mi immaginavo alla guida, mi mettevo al volante e nemmeno la mettevo in moto. Scendevo subito borbottando: “no, no, è un’auto da donna, che ci faccio io qui dentro?”.
E insomma, è davvero un’auto da donna? Vediamolo un po’.

GLI ESTERNI

La linea è quella di sempre: pura eleganza senza fronzoli. L’evoluzione non è stata stravolta perché era già avanzata nel 2011. Ora appare più levigata, e prende spunto da alcuni elementi della Velar. Per esempio, le maniglie a scomparsa.

“Ma cosa diavolo è un’auto da donna?!?”

Range Rover Evoque

GLI SPAZI DI CARICO

La Range Rover Evoque è lunga 440 cm (come una Fiat Tipo), ma ha guadagnato in spazio Il bagagliaio parte da 591 litri, il pavimento è piatto e il vano è di forma regolare. Molto comodi i ganci di carico a scomparsa, c’è una presa a 12 volt ma non c’è spazio per la cappelliera, Il Divano è diviso 40-20-40, si abbatte al centro per metterci eventuali oggetti lunghi, e quando tutto è ribaltato non compaiono fastidiosi gradini. Un passeggino entra in larghezza fino in fondo.

GLI INTERNI

Anche dietro la Range Rover Evoque guadagna in spazio rispetto ai modelli precedenti. Comodi i sedili, avvolgenti. Lo schienale scavato dei sedili posteriori aiuta a tenere comode le ginocchia e torna utile per i bambini più vivaci, che possono muovere le loro gambine come e quanto vogliono. Il tetto panoramico aiuta nel guadagno di qualche centimetro per la testa, che si potrebbe pensare sacrificata vista la linea affusolata del tetto. Per chi siede al centro il fastidio principale non è dato dal tunnel, anche perché non c’è, ma dalle guide dei sedili anteriori, un po’ troppo lunghe. Sotto le bocchette dell’aria c’è un’altra presa 12 volt.

Quel che colpisce dentro non è solo la qualità dei materiali, che rispecchia lo standard – alto – di Land Rover. Piuttosto, è che ti siedi al volante e ti sembra di essere su una navicella spaziale. Attenzione, non una cosa tipo il Millennium Falcon, che era carico di pulsanti in ogni angolo (e ti veniva da chiederti se Ciubecca, per conoscerli tutti, non avesse una laurea in ingegneria astronautica). Qui siamo invece in un presente minimalista, dove tutto è touch. Gli schermi sono tre: uno integrato nella strumentazione, un altro incastonato nella fascia centrale del cruscotto, il terzo sotto di esso, davanti alla leva del cambio. Praticamente non c’è un pulsante, e il design è rigoroso. Se si può azzardare, sarebbe piaciuto a Steve Jobs. A proposito di leva del cambio: sostituisce il rotore a scomparsa del precedente modello, e lascia più spazio per la sistemazione degli oggetti.

Il menu navigazione non è semplicissimo. Nel display in basso si governano clima e modalità di guida; in quello al centro le funzioni entertainment, con anche la navigazione che può essere richiamata nello schermo integrato nella strumentazione. Ovviamente c’è l’integrazione con Apple Car e Android, ma manca la ricarica wireless per lo smartphone. Cioè: manca del tutto, non c’è nemmeno come optional.

SI FA GUIDARE?

Più larga del normale, è intorno ai 2 metri. Ciò significa prestare attenzione, soprattutto in manovra. Le telecamere aiutano, perché se si guarda allo spazio occupato dai vetri nella carrozzeria viene da chiedersi come si fa a muoverla. E allora, una telecamera anteriore pensata per la guida in fuoristrada fa una magia: svuota il vano motore e fa vedere cosa c’è appena sotto il cofano, così da non picchiare dentro fondi troppo sconnessi o marciapiedi troppo alti. Una posteriore è invece montata sulla pinna dell’antenna, sul tetto, ed è utilissima perché il lunotto è sottile e se avete ospiti a bordo è possibile che le loro teste oscurino la visuale (e chieder loro di abbassarsi non è opportuno). La ripresa viene proiettata nello specchietto centrale, e si risolve tutto.

Quanto al motore, risponde dolcemente e l’assorbimento nella norma (salvo un punto che vedremo tra poco). Questa versione è la 2.0 td 4 cilindri da 180 cv mild hyrid, per recuperare energia in decelerazione e in frenata. Sotto i 3000 giri il motore è silenzioso; sopra fa un po’ di casino.

Lo sterzo è lineare, c’è inerzia nei cambi di direzione perché la Range Rover Evoque è pesante. La comodità generale è però più che sufficiente: i fruscii sono limitati, se un rumore in più c’è, è quello delle gomme sull’asfalto. Però se si schiaccia sull’acceleratore peggiora l’assorbimento delle sospensioni, e qualche colpo di troppo arriva.

I CONSUMI

La Range Rover Evoque fa 11 km con un litro in città; 14-15 fuori città; 7 se si guida sportivamente; 10 in autostrada. In media generale, sono tra i 10 e gli 11.

I PREZZI

Si parte da 39mila euro, ma ci sono un sacco di optional: allarme, 500 euro; fendinebbia, 200; telecamera a 360 gradi, quasi 500; idem apertura e avviamento motore; sensore di angolo cieco laterale, 800 euro; fari led, tra i 900 e i 2000 euro. Insomma, sulla versione in prova si arriva in un attimo a 65mila euro.

LA COMPREREI?

Usiamo la testa: per avere quest’auto con un minimo di accessori devo tirare fuori un bel po’ di soldi, e allora no. Ma se potessi averla come auto aziendale, decisamente sì. Un po’ perché personalmente mi piace la linea: è essenziale, ha pochi fronzoli, è come l’abito di un vecchio sarto di Londra. Ma soprattutto, perché ‘sta cosa dell’auto da donna mi sembra un’idiozia.

“Questa è una signora auto, e basta!”

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